Aung San Suu Kyi

MATERIALE: mobile di legno, mostrine di zucchero, regime militare, MUFFA

L’Armadio

Un ticchettare di botti veniva da laggiù
ma le porte ora son chiuse
quasi non s’ode più.
Andando a guardare, l’anta si schiude,
ecco: nella madia stantia
un avello muffito,
donde un eco lamento di guerra venia.
Residui d’un tempo finito,
deposti in pace
chiusi dentro a marcire! Storia che tace.

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Il Generale rientra a casa, la luce si fa fioca, il giorno s’e’ spento.
Attacca la vecchia giacca al cavicchio sulla porta e a tonfi lunghi e gravi raggiunge la poltrona:
lì vi sprofonda, allentandosi, come se più non altra forza lo tenga intero.
Il ticchettio dell’orologio a muro batte il tempo della noia, che quasi rincuora,
oltre al quale rimane solo un pacato silenzio. Forse più in là, nella notte,
qualcosa han da dire i grilli?
Ma non il Generale, no, che senza parate e cerimonie e sfarzo ha perduto ogni lustro e il petto.
Improbabile che qualcosa dentro ancor gli si muova: rimane una sagoma di pelle sgonfia, rattrappita,
privata di quella stoppa che dava forma e consistenza d’uomo ad una divisa.
Oramai fantoccio, lo sostiene null’altro che un vuoto tanto spesso ed impietoso da togliere il fiato.
Cosicche’, attanagliandosi ai ruvidi poggioli con dita artritiche, fa di sè tutto uno sguardo, ostinato e torvo,
teso alla vetrinetta a fronte:
le sue medaglie, i suoi ninnoli di gioia!
Ora esangui, costrette lì, alla polvere, alla cortina opaca della storia che sempre procede e si lascia tutto alle spalle.
Cosa costruire, dunque, come riempire quel vacuo spazio che un tempo occupavano i distintivi di grado appuntati al doppiopetto?
“A che vale, allora, quest’affannarsi bieco, tutto questo male, per una gloria frale, di cui solo muffe ne hanno compenso?”, tuona dentro.
Gli occhi, tuttavia, non riesce a scollare da quel tesoro dismesso e deposto.
E mentre, trascorsa la notte, un’alba nuova sorge, l’espressione e’ ancora fissa là.
Tanto fitta e tormentata, che d’un tratto la vista scolora e un ultimo sonno gli cala addosso.
E’ così che l’iroso brontolio del Generale, com’anche la luce dei suoi decori, in una quiete sospirata lentamente dissolve.
di Sofia Cavalli