AU!

AU! di Marco Chiurato
Marco Chiurato – anche chi non lo sapesse non ne sarà sorpreso – soffre di un’ammirazione maniaco compulsiva per Michael Jackson. Benché il plagio scriteriato dell’artista (quello vero, Jackson) gli abbia permesso di cuccare molto negli anni ’80, all’alba del nuovo millennio, di questa fanfara adulatoria, ne rimangono solo inquietanti eccentricità. Tanto per citarne qualcuna:
- Chiurato fa l’amore solo ed esclusivamente su coreografia di Thriller (lui stesso se ne vanta, benché le sue FANdonzelle siano così annoiate da invocare addirittura la polca, pur di cambiare);
- si aggira per casa, e non di rado anche in pubblico, muovendosi per espansioni/mosse/spinte pelviche;
- quando non sa come intraprendere una conversazione semplicemente si afferra il cavallo dei pantaloni e fa una piroetta;
- acer in fundo, si masturba indossando il celebre guanto di paillettes bianco col quale Jackson si esibì in “Billie Jean” nel 1983 (comprato all’asta per una cifra spropositata, che forse solo i suoi eredi finiranno di pagare).
Ma ecco l’aspetto drammatico della vicenda: per chi si chieda dove sia finita la folta chioma del primo Chiurato – quello adone, nel pieno del suo vigore priapo – trova risposta in questa originale forma di tricotillomania, per la quale da anni egli si strappa furiosamente i capelli nell’odiosa consapevolezza di non poter uguagliare il suo idolo.
Con quest’opera, Chiurato, vuole immaginare che anche il suo adorato King of Pop ne fosse afflitto e che quell’Au, gridolino tipico che accompagnava la sua danza, rimandasse ai capelli tirati dinanzi allo specchio, nel tentativo di strapparsi via dalla testa quel mito che lui stesso non sapeva come superare.
di Sofia Cavalli

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