Archivio della categoria: installazioni

AMOREFOLLE

IL MERCATINO DELL’ USURATO
Correzzola – Corte Benedettina – PD
28 Settembre – 29 Ottobre

amorefolle_foto_opera_29
amorefolle_foto_opera_28
amorefolle_foto_opera_27
amorefolle_foto_opera_26
amorefolle_foto_opera_25
amorefolle_foto_opera_24
amorefolle_foto_opera_23
amorefolle_foto_opera_22
amorefolle_foto_opera_21
amorefolle_foto_opera_20
amorefolle_foto_opera_19
amorefolle_foto_opera_18
amorefolle_foto_opera_15
padre_figlio_02
amorefolle_foto_opera_02
amorefolle_foto_opera_14
amorefolle_foto_opera_13
amorefolle_foto_opera_11
amorefolle_foto_opera_01 amorefolle_foto_opera_03 amorefolle_foto_opera_04
amorefolle_foto_opera_10
amorefolle_foto_opera_09
amorefolle_foto_opera_08
amorefolle_foto_opera_06
amorefolle_foto_opera_05

VINCONO I BIANCHI

PROGETTO SCACCHIERA
Il Progetto Scacchiera nasce nel 2014 da un’idea di Marco Chiurato con l’installazione artistica “E’ tutto un altro gioco”, in collaborazione con Fondazione Bonotto, Associazione Pro Marostica e con la supervisione artistica di Maurizio Panici, regista della Partita a Scacchi. L’installazione prevedeva la copertura della scacchiera con il famoso gioco della Tria. Nel 2016 il progetto continua con l’installazione “Dream” di Yoko Ono e nel 2018 prosegue con “Vincono i Bianchi”, mettendo lo spettatore davanti all’opera compiuta.

CHESSBOARD PROJECT
The Chessboard Project was born in 2014 from an idea by Marco Chiurato with the artistic installation “It’s completely another game”, with the collaboration of Fondazione Bonotto, Associazione Pro Marostica and with the artistic supervision of Maurizio Panici, director of the Chess Game. The artistic installation included the covering of the chessboard with the famous game of Tria. In 2016 the project continues with another artistic installation, “Dream” by Yoko Ono and in 2018 goes on with “Vincono I Bianchi”, placing the spectator in front of the completed work.

foto di Leo Sanzo

41377041_1999620836995419_1784839153809096704_n41461675_702923503401951_8340158118906298368_n-141477510_1953992684658211_1044044891107098624_n41501516_339968203240286_5611985675487281152_n
41403488_329724977801193_7175300728385175552_n-1
41390448_263644117616924_5594581922543042560_n-1
41462088_237768416912960_8428468234264510464_n-1
41500642_234738913868305_6442256506535542784_n
41390448_263644117616924_5594581922543042560_n

vincono_i_bianchi_articolo_gdv vincono_i_bianchi_articolo_corrierevinconbw

FUTUREVINTAGE

FUTUREVINTAGE
“SCEGLI LA STRADA”
Ho scelto la strada.
Ho scelto la strada dell’ artista puttana, in questo caso troia PUR DI ESSERCI.
Ho modificato il senso delle mie opere, tradendo il loro significato originale PUR DI ESSERCI.
Ho demolito il mio significato della parola Artista, rendendola versatile alle occasioni PUR DI ESSERCI.
Alla “fine della fiera” ho esposto l’ opera “PALETTA” per raccogliere cio’ che resta di una installazione fallita.

vintage_2018_02 copia copiafuture2018_05future2018_01future2018_06future2018_04future2018_03.jpgfuture2018_02

TENSIONI

Installazione LIEVITO MADRE – ISOLA ROSSA - CROAZIA
dal 3 al 5 Agosto 2018

tensione_chiurato_18

tensione_chiurato_17

tensione_chiurato_16

tensione_chiurato_15

tensione_chiurato_14

tensione_chiurato_13

tensione_chiurato_12

tensione_chiurato_11

tensione_chiurato_10

tensione_chiurato_08

tensione_chiurato_07

tensione_chiurato_05

tensione_chiurato_04

tensione_chiurato_03

tensione_chiurato_02

 

I feti di Pripyat ( La Città dei fiori )

 

CLOSED GALLERY
Presenta
I feti di Pripyat ( La Città dei fiori )
Installazione – performance di Marco Chiurato

4 Febbraio 1970
A 110 Km da Kiev nasce la città dei fiori a Km zero, la città dove si celebra la vita con i fiori nelle aiuole e le aiuole con i semi.
La telacittà dipinta con i fiori vivi e con la firma nascosta dell’ autore assassino.

26 Aprile 1986
« Attenzione, attenzione! Attenzione, attenzione! Attenzione, attenzione! Attenzione, attenzione!
Il Consiglio Comunale informa che, a seguito dell’incidente alla centrale nucleare di Černobyl’, nella città di Pryp”jat’ le condizioni dell’atmosfera circostante si stanno rivelando nocive e con alti livelli radioattivi.
I feti crescono e si deformano, perdendo l’ identità del padre e della madre, trasformandosi in “oggetti” non identificati in una città fantasma, la città degli organi riproduttivi delle angiosperme.

26 Aprile 2018
Celebriamo la vita con la morte, e la morte con i defunti.
Ad un matrimonio celebriamo l’ unione con bouquet di fiori separati;
All ‘anagrafe iscriviamo un nuovo nato con un fiore già morto all’ occhiello della giacca;
Al funerale di nostro padre celebriamo la sua morte con un cuscino di fiori recisi, a riposo eterno;
Alla festa della donna celebriamo con un fiore giallo che tramonterà prima del tempo;
A San Valentino festeggiamo con un mazzo di rose ammazzate.

27 Aprile 2018
Celebriamo tutto con una tela eterna, dove i fiori rimangano vivi e compressi e i feti crescono, riconoscendosi nelle foto delle lapidi dei genitori morti, lottando per ridare vita alle aiuole svanite tra la nebbia assassina dell’ autore ancora vivo.
Marco Chiurato

i_feti_di_pripyat_foto_01
catalogo installazione sottovuoto

i_feti_di_pripyat_90 i_feti_di_pripyat_91i_feti_di_pripyat_86i_feti_di_pripyat_foto_55i_feti_di_pripyat_foto_06i_feti_di_pripyat_foto_30i_feti_di_pripyat_92 i_feti_di_pripyat_96 i_feti_di_pripyat_foto_07 i_feti_di_pripyat_foto_09i_feti_di_pripyat_63i_feti_di_pripyat_62i_feti_di_pripyat_84i_feti_di_pripyat_110i_feti_di_pripyat_83i_feti_di_pripyat_71 i_feti_di_pripyat_74 i_feti_di_pripyat_79 i_feti_di_pripyat_111 i_feti_di_pripyat_112 i_feti_di_pripyat_113 i_feti_di_pripyat_117i_feti_di_pripyat_foto_16 i_feti_di_pripyat_foto_17 31906825_10216304994923364_2099145028034101248_o

MADRE DI MERDA

madre_di_merda_foto_03_locandina
MADRE DI MERDA
Un ossimoro impronunciabile, “madre” e “merda”, un anagramma inopportuno. Mai e poi mai vorremmo riferire queste due parole l’una all’altra, accostando l’imprescindibile allo spregevole. Mai potremmo dire male della Madonna che tutto ci ha dato; e la vita. Ma cos’è la vita? Cos’è quell’impalpabile fermento che una volta acceso è capace di spingere con tutta la forza possibile fino alla massima espansione, ovvero fino ai piedi di quel muro d’ombra che ci attende al fine? Ma soprattutto: di questo lievitare inarrestabile, chi è la causa prima? Chi, infaticabile, continua a muovere questo vorticoso giogo? Chissà, può darsi che di fronte alla vastità impenetrabile di questi quesiti, vecchi come l’umanità, verremo colti da turbamento. Forse, anche dall’impulso disobbediente di scendere fino a piani inferiori della nostra coscienza; e scendere ancora. Ma una volta lì, protetti da ogni giudizio, potremo forse mestamente ammettere che le abbiamo pronunciate noi, almeno una volta, seppur a denti stretti, quelle due parole insieme; quando ci siamo sentiti soffocati, magari, o non abbastanza amati, oppure anche troppo. Per il nostro esile scheletro. Forse, ci domanderemo se ancor prima di noi, la mamma, parlando al ventre gonfio delle ultime notti insonni di gestazione, si domandasse a sua volta: “che razza di madre sono a credere di sapere cos’è meglio per mio figlio? A crederlo mio, somigliante a me, dovente attendere al mio gigantesco orgoglio? A non riconoscerlo invece come figlio del mondo e della Creazione, un dono che non mi appartiene, ma che mi è solo temporaneamente affidato…”. Ci sono pulsioni che rimangono latenti, sotterranee, come correnti convettive sotto pelle, destinate a smuovere la dinamica tettonica della nostra intera esistenza. Proveniamo geneticamente da un altro essere umano, con il quale siamo stati in totale e confortevole simbiosi fino al parto, ma l’istinto a identificarci con quel legame, e nutrircene, è in costante ma sottile contraddizione con il bisogno di reciderlo, disconoscerlo, soppiantarlo. Forse, quella forza, quei legami atavici, quei segni che portiamo nel volto, sono anche sbarre invisibili di una gabbia d’amore dalla quale siamo spinti a fuggire. Perché solo quando siamo fuori portata, soli come un puntolino nero in un Universo più immenso e vuoto di quanto ci sia dato immaginare, ci rendiamo conto che quell’energia vitale, quella spinta cominciata dalla brodaglia primordiale che eravamo, proveniva da nostra madre. Lei, che eroicamente ci ha amato e respinto, lodato e sgridato, soffocato della sua presenza, di aspettative, di valori; dei sogni che ancora ci fanno sentire in colpa per non averli saputi avverare. Quella madre che ci ha ferito più di chiunque altro, in qualche modo e da qualche parte nel nostro caotico ego in fieri. Una ferita che però ci ha anche salvati, in quanto scintilla d’avvio alla nostra disperante ma necessaria ricerca: il nostro processo di individuazione, ovvero di come trovare il nostro posto specifico nel mondo e nella vita. Quella madre che non ha mai capito interamente, pur conoscendoci meglio di chiunque altro, ma della quale, l’amore, ribolliva incessantemente e spingeva, spingeva, spingeva finché non abbiamo spiccato il volo, finché non ci siamo separati, finché non abbiamo trasceso la dimensione di figlio per abbracciare quella d’individuo. Lei, d’altra parte, s’è spenta, o si spegnerà, per poi rimescolarsi alla “merda”, la pasta madre: quella materia che si scompone e ricompone senza tregua dall’alba dei tempi in combinazioni sempre nuove, irripetibili, e indispensabili allo svolgimento del tutto. D’altronde, ognuno condivide con l’altro la medesima natura particellare. La sostanza di cui siamo fatti, anche la nostra Santa madre, è la stessa: la stessa della merda e la stessa delle nostre ambizioni, delle nostre sinapsi e della terra fredda nella quale ci seppelliamo. Questo ci rende tutti uguali? No. Ma la vita ha una direzione sola, cioè quella della dispersione e dell’allontanamento dalla sorgente, dall’origine – e dalla madre, appunto – fino all’entropia che svincola tutto da tutti. E riconoscere che nostra madre è una porta luminosa, per la quale siamo entrati e usciti, e che noi siamo figli della stessa misteriosa forza perforante (e conseguentemente fratelli) è la consapevolezza latente che l’amore materno infonde. Quel vorticoso, intricatissimo, fragile, vincolante, dirompente ma rassicurante intreccio tra madre e figlio – per cui lei è destinata a perdere il cuore e vederselo camminare davanti, prima a carponi, e poi a grandi passi che rapidamente si allontanano – è non solo una gabbia d’amore e protezione, ma anche terreno fertile nel quale ci dividiamo per mitosi. Così da poter procedere da soli. E’ il luogo dove spinte e controspinte ci costringono al volo; è la dimensione più rarefatta e indecifrabile dell’anima; è dove abbiamo imparato a leggere ad occhi chiusi la meraviglia che accompagna la nostra più significativa solitudine. testo di Sofia Cavalli

madres_di_merda_foto_78 madres_di_merda_foto_76 madres_di_merda_foto_74madres_di_merda_foto_81 madres_di_merda_foto_70 madres_di_merda_foto_69 madres_di_merda_foto_68 madres_di_merda_foto_64 madres_di_merda_foto_63 madres_di_merda_foto_62 madres_di_merda_foto_61 madres_di_merda_foto_59 madres_di_merda_foto_82madres_di_merda_foto_56 madres_di_merda_foto_55 madres_di_merda_foto_54 madres_di_merda_foto_53 madres_di_merda_foto_36 madres_di_merda_foto_35  madres_di_merda_foto_32 madres_di_merda_foto_30 madres_di_merda_foto_28 madres_di_merda_foto_27 madres_di_merda_foto_25 madres_di_merda_foto_22 madres_di_merda_foto_21 madres_di_merda_foto_20 madres_di_merda_foto_18 madres_di_merda_foto_15 madres_di_merda_foto_14 madres_di_merda_foto_11 madres_di_merda_foto_08 madres_di_merda_foto_07 madres_di_merda_foto_05 madres_di_merda_foto_03 madres_di_merda_foto_02a

CANI! closed gallery

closed gallery presenta:
CANI! installazione di Marco Chiurato
Giornata della memoria (e del lievito)
sabato 20 Gennaio – 20 Febbraio 2018
Corso Mazzini Marostica (VICENZA)

OLOCAUSTO_LOCANDINAOLOCAUSTO_LOCANDINA_oblio_02

Giornata della memoria (e del lievito)
21 Gennaio 2018

GM2018

un codice aggiorna
e rinnova la cicatrice perpetua
numero di serie impresso sul braccio
civico del partito nazista
qui a turno guardie leggono il Libro di Giobbe
libro di lamento sopportato da Dio
con l’esotico timbro della derisione
dimentichi delle fatiche di Lutero
cinque secoli prima del misfatto
all’ingresso siamo impressi su lastre simmetriche
per convenzione
lungo una rotaia a scala 1:6.000.000
treno senza fermate intermedie
mentre capelli, treccine e bambole bruciano
come incenso
fumano cadaveri bianchi nella latta
bambini colano al riso del boia
o affiorano da terra per una impossibile assoluzione
disegni innocenti si frantumano
e il contatore perde cognizione di sé
del numero
certo
si vive ad Auschwitz
e nei campi analoghi
un tempo per capire

(…)

che il termosifone nazista congela invece di scaldare
e l’acqua gassifica nudità
che la lampada brucia grasso umano
e illumina la sosta di uno scotch und soda
che il condannato ossigena il cervello del boia
che ci si corica su materassi di cenere
in attesa di ‘diventarla’
mentre l’aspiracenere di Priebke
(avuto in dono per il centesimo compleanno di una vita senza colpa)
esprime l’ultimo desiderio
sì una sigaretta per favore
di fronte ad una bomba a mezz’asta
anche Pinocchio ha capito
triste
ma sotto interrogatorio la sua versione non sarà creduta
per pregiudizio o noia
verità accolta come ingiustificabile bugia
distrugge i simboli più temuti
segni di un disegno impossibile
si colgono ovunque
basta guardarsi attorno
ogni negazione è energia
la consunta valigia
stretta da una cinghia di speranza
braccia mozzate e ancora robuste
il cadavere di un maiale abbandonato
ancora intero da assassini in fuga
macellai falliti
epifanie vegetali da una terra troppo concimata
per essere in un pianeta umano

closed_gallery_olocausto_foto_mostra_56aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_55aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_54a

closed_gallery_olocausto_foto_mostra_83a

PELLEt n.
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_39aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_53a

INUMANO
http://www.marcochiurato.com/2009/07/06/adunata-del-contemporaneo/
frame-inumano011

DISTRUGGI DOCUMENTI INNOCENTI
http://www.marcochiurato.com/2017/01/19/distruggi-documenti-innocenti/
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_74aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_75aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_73a

CENERE
pochi i fortunati ritornati a casa a riposare in un materasso,
sfortunati a dormire con l’ incubo della cenere ormai spenda che lievita ardente ogni secondo dentro il loro cervello
https://www.youtube.com/watch?v=e6HC5MsIUHw

closed_gallery_olocausto_foto_mostra_42a
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_64aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_67a copia

OXYGEN
http://www.marcochiurato.com/2012/09/04/oxygen-by-marco-chiurato/
IMG_58efdvc 37

HEIL!
http://www.marcochiurato.com/2013/07/01/heil-di-marco-chiurato/

closed_gallery_olocausto_foto_mostra_85a
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_62aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_77a

LE TRECCINE FANTASMA per bambini tedeschi 6-12-anni
i Nazisti regalavano ai loro figli le treccine fantasma
cosicchè loro potessero bruciarle ed annusare l’ odore soddisfacente
di EBREI MORTI
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_02a
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_08a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_09a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_06a

ASSOLTO
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_86a
http://www.marcochiurato.com/2015/10/18/madre-terra/
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_15a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_65a

DAS PARADIES MACHT FREI
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_59a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_30aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_12a

LEZIONE DI FINE ANNO
https://youtu.be/ayUnYqe1jKc
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_66a copia

STENDINO
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_03a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_11a

ROTAIA 1:6.000.000
http://www.marcochiurato.com/2015/10/04/rotaia-16000-000/
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_58a

ZYKLON B
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_16aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_27a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_51a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_41a
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_20aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_45a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_47a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_52a

BAMBOLINA DA CUOCERE per bambine tedesche 5-10 anni
I tedeschi regalavano alle loro figlie le bamboline da cuocere,
per illuminare i loro occhi alla vista di un deportato lievitato e bruciato
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_22a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_24a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_43a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_44a

PIATTO DEL BUON RICORDO
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_21aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_05a

 

closed_gallery_olocausto_foto_mostra_78a
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_38a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_81a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_80a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_79a

RESISTENZA
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_84a
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_57a

LAMPADA SUGAR AUSCHWITZ
I tedeschi arredavano il loro ufficio con la lampada SUGAR AUSCHWITZ
per non dimenticare

closed_gallery_olocausto_foto_mostra_37a
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_36a

UN TRENO CHE VIAGGIA NASCOSTO SOTTO I NOSTRI OCCHI
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_63aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_72a

CATALOGO
closed_gallery_olocausto_foto_mostra_71aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_70aclosed_gallery_olocausto_foto_mostra_69a copia

closed_gallery_olocausto_foto_mostra_29a closed_gallery_olocausto_foto_mostra_46a

closed_g_olicausto_aricolo_01closed_g_olicausto_aricolo_02 closed_g_olicausto_aricolo_03closed_g_olicausto_aricolo_05 closed_g_olicausto_aricolo_06 closed_g_olicausto_aricolo_07 closed_g_olicausto_aricolo_08

NON ABBOCCARE

NON ABBOCCARE merry christmas
CLOSED GALLERY CORSO MAZZINI MAROSTICA VI
non_abboccare_chiurato_12
non_abboccare_chiurato_11non_abboccare_chiurato_10
non_abboccare_chiurato_07non_abboccare_chiurato_09 non_abboccare_chiurato_08 non_abboccare_chiurato_06 non_abboccare_chiurato_05 non_abboccare_chiurato_04 non_abboccare_chiurato_03 non_abboccare_chiurato_02 non_abboccare_chiurato_01

NATURA TRA MAIALI E POTENTI

Potenti al tavolo, c’e’ chi apre e chi chiude nell’ oscurita’ del petrolio all’ oscurita’ degli impotenti. Poveri maiali costretti ad essere divorati dalla natura che si ribella.
maiale_potenti_INVITO maiale_potenti_14 maiale_potenti_13 maiale_potenti_12 maiale_potenti_11 maiale_potenti_10 maiale_potenti_08 maiale_potenti_07 maiale_potenti_06 maiale_potenti_05 maiale_potenti_04 maiale_potenti_03 maiale_potenti_02 maiale_potenti_01